Una donna tradita, si sa, può scatenare l’inferno. Per questo motivo, le cronache familiari sono spesso un’ottima fonte di spunti per la televisione e la stampa. Ultima, solo temporalmente, è la bizzarra storia di Jane Doe, la donna inglese che ha pagato un maxi-poster solo umiliare pubblicamente il marito traditore. Erano mesi che Jane – nome di fantasia con cui lei stessa si identifica – sospettava del tradimento e, in tre occasioni, aveva perfino inviato dei messaggi alla radio locale Brmb per ricevere consigli da parte della presentatrice Caroline Martin; fino a quando i sospetti si sono rivelati fondati ed è giunto il momento dell’azione. L’affissione è costata poco meno di 4 mila euro e resterà visibile nel centro di Birmingham per due settimane in totale: una buona visibilità per il messaggio di sdegno e di vendetta da parte della donna che ha scoperto la relazione clandestina tra la migliore amica il proprio marito.

In Inghilterra, la notizia è stata immediatamente pubblicata sul Birmingham Mail e, successivamente, ripresa dal Daily Mail giungendo rapidamente all’attenzione della stampa internazionale. In Italia, Corriere.it è stato il primo giornale online a dar voce a questa storia, e nelle ore successive anche il Giornale e Libero.it si sono uniti al coro anti-tradimento, alimentando una rivolta oltre i confini. Il racconto di Jane ha infatti animato le mogli di tutta Europa – ma non solo – raccogliendo un numero enorme di messaggi di approvazione sia attraverso il canale radiofonico, sia sul blog personale, aperto per l’occasione su MySpace: in soli tre giorni, più di 1700 persone hanno dichiarato la propria solidarietà nei confronti della donna, creando una rete internazionale di contatti che cresce esponenzialmente.

Sembrerebbe un mito dei nostri giorni. Ma se la memoria non viene in nostro soccorso, il web ricorda ogni cosa, se si sa cercare. Ecco che, magicamente, è lo stesso Corriere.it ad aver segnalato una storia molto simile meno di cinque mesi fa. Questa volta, il profilo dell’orizzonte è quello della Grande Mela e i soldi per un’affissione da due settimane in Times Square sono dieci volte tanto. Anche nella storia estiva si ritrovano gli stessi ingredienti: il marito infedele, l’amante insospettabile, la moglie inviperita e pronta a vendicarsi attraverso poster e blog. Neanche il tempo di pubblicare la notizia che, Massimo Mantellini svela la natura nella notizia: solo una mossa di marketing.

Le segnalazioni però non si fermano e in rete inizia la caccia all’azienda: di quale servizio o prodotto si tratta? Lo scopo della campagna è semplice viral marketing, cioè parlarne e creare attenzione. Basti pensare a chi si può permettere di spendere oltre 50 milioni di euro in pubblicità, per giungere alla logica conclusione: un canale televisivo (CourtTv) che promuove l’imminente inizio di un nuovo show basato sui piccoli problemi legali (Parco P.I.). Ma, nonostante l’azienda di comunicazione Amalgamated avesse, alla fine, confermato di aver realizzato questa promozione non-convenzionale, nessuno, in Italia, ha ritrattato l’articolo. Solo attraverso alcuni blog si è generato un flusso alternativo di informazioni.

Per ora non ci sono conferme ufficiali né smentite; Jane Doe esiste, ma non si riesce a sapere nulla di più su di lei e sulla sua vicenda. Sebbene la storia di Jane Doe sia appena iniziata, i precedenti permettono di leggere la notizia da una diversa prospettiva. Infine, sembra proprio che lo show televisivo sull’investigatore privato Parco, sia in arrivo anche sulla rete inglese.

Neanche una settimana da quando ho aperto il blog e già racconto in diretta la seconda conferenza annuale di Top-ix a Torino. Andiamo subito al dunque.

Update: Penso che il titolo del convegno – Internet, un sistema aperto per lo sviluppo della società – sia errato. Più appropriato sembrerebbe: Internet, un sistema aperto per lo sviluppo delle aziende

Il primo intervento è tenuto dal Professor Cristiano Antonelli, docente di politica economica all’Università di Torino. Si ripercorre attraverso un grafico la produttività del lavoro in Italia, in rapporto agli Stati Uniti. A partire dagli anni Cinquanta, l’Italia è riuscita ad adattare le tecnologie al territorio, riuscendo ad aumentare progressivamente la produttività nazionale, fino al 1997, quando la base tecnologica delle Ict non riesce a influenzare la produzione. Negli ultimi dieci anni il mondo del lavoro italiano si è allontanato dagli standard statunitensi. Il problema è che l’Italia non rischia solo un ritardo ventennale rispetto alle tecnologie a disposizione, ma esiste anche la possibilità di perdere il treno dell’innovazione.

L’imminente futuro risulta anche impervio per l’incapacità delle aziende di produrre conoscenza come bene comune; i macchinari e il capitale umano sono solo due elementi per la produttività del lavoro, ma solo l’organizzazione può far funzionare l’industria. Va notato che la situazione italiana segue le tendenze europee e questa lontananza dai modelli economici statunitensi rischia di ostacolare il progresso. Dal punto di vista comunicativo, questo primo intervento non riesce a sfruttare il powerpoint, complice anche il fatto che la sala, in parte illuminata, sia troppo grande per una presentazione grafica.

Segue Roberto Moriondo, responsabile del Sistema Informativo Regione Piemonte, che svolge una carrellata di servizi sociali in rete: dai blog a Wikipedia, da eBay a Second Life, dai social network al voto elettronico. Non sono solo i servizi online ad essere importanti, ma soprattutto i mash-up tra le diverse tecnologie, come Geowalk, e la convergenza che permette l’uso della banda larga in qualsiasi ambiente strutturale. Infine si parla del programma Wi-Pie che ha l’obiettivo di portare la banda larghissima – in particolare fibra – alle pubbliche amministrazioni e imprese, ma anche alle famiglie piemontesi. Ma se il digital divide tecnologico può risolversi in breve tempo, l’approccio alla rete cambierà solo con la mentalità e il tempo.

Parla il vicepresidente di Csi Piemonte, Marco Mezzalama, chiedendosi se la rete sia effettivamente malata. La diffusione delle tecnologie sta affrontando un momento di staticità e di crisi strutturale, forse perché la capacità di assorbimento degli esseri umani non riesce a seguire i ritmi di innovazione. Una previsione definisce che entro un anno la rete sarà fatta soprattutto di cose e non di persone, perché “la vera rivoluzione dello Ict: mettere intelligenza nel prodotto e nei processi.” Personalmente non so se sia davvero così, ma a me la cosa che piace di più è la rete sociale.

Prima del coffee break, l’intervento di Ezio Barbero (San Paolo Imi) affronta come internet ha modificato la struttura delle banche. L’arrivo della banda è stata la svolta per il mondo business; prima della rete, la filiale era la banca, ma l’impatto delle nuove tecnologie ha rivoluzionato il sistema. A partire dall’internet banking. Finalmente si assiste a una presentazione utile dal punto di vista formale: caratteri grandi, poche parole chiavi. Sì, d’accordo, continuano ad essere presenti i punti elenco, ma anche fotografie, quindi mi accontento. I piani di introduzioni di nuovi sistemi bancomat, Voip e trading evoluti permettono oggi una gestione delle filiali più efficiente. Non vedo l’ora di prendere un caffè

Si riprende con Danilo Vivarelli, direttore delle strategie di Fastweb. Community, proliferazione di contenuti e accesso in ubiquità.
Cosa sta facendo Fastweb? Una piattaforma aperta che offre un pacchetto di multicontenuti – video, digitale terrestre – per agevolare la produzione e la fruizione dei servizi. Le tendenze di consumo modificano il business degli operatori e il traffico voce diventa sempre meno rilevante per le aziende. Le reti, inizialmente stratificate in dati, voce e video si ritrovano oggi stratificate ma puntano a una unicità. Fastweb garantisce attualmente una copertura completa (e diretta, senza intermediari) per il 45 percento del territorio nazionale. L’obiettivo principale è quello di integrare le tecnologie di accesso radio (WiMax) con la rete e con operatori mobili in modo da permettere la copertura totale del territorio italiano. L’evoluzione dei terminali vede, infine, un passo importantissimo nell’elettronica di consumo.

È ora il momento di Mauro Nanni, responsabile del Net Centric It Service di Telecom Italia. Si introduce, nuovamente, il concetto di larghissima banda (100 Mbit/s rete fissa e 10 Mbit/s di rete mobile), obiettivo di Telecom Italia. A proposito di digital divide, l’impegno è quello di raggiungere la quasi totalità del territorio entro il 2008 (ma resteranno fuori ancora 500 mila punti di accesso).
Come si pongono le imprese? Viene registrato un forte ritardo dell’industria e una differenziazione marcata tra i diversi mercati, ovviamente. Dal 2000 al 2005 tutti i servizi (email, ebanking, sito web) restano pressoché invariati nell’uso e solo la banda larga vede una forte ascesa nel quinquennio.
Telecom Italia punta a un nuovo modello di soluzioni personalizzate e di outsourcing vedendo, così la rete, come una fonte di erogazione dei servizi, in modo particolare, servizi on demand. Tre cluster di intervento principale per i progetti di Telecom: le grandi aziende, pubblica amministrazione (turismo ed egovernment) e la sicurezza dei sistemi informativi. Classico spottone™.

Franscesco Deleo, direttore di strategie Wind, finalmente non presenta slide. Il pubblico ringrazia. L’interesse nella mobilità e l’innovazione al di fuori dell’impresa. In alcuni villaggi del Bangladesh, alcune persone si autotassano per acquistare un cellulare unico messo a disposizione di tutti: sono i clienti stessi a generare innovazione. In Italia, la crescita relativa di Libero Video (inaugurato 8 maggio 2006) è addirittura maggiore a YouTube. Si parla di 5,8 milioni di visite giornalieri dirette ai video.
La quantità di dati generata dalla rete sta raggiungendo immensi volumi e gli operatori devono cercare di monitorare la tendenza per garantire sempre un accesso valido. La raccolta delle informazioni riesce a tenere testa con i chipset, ma le infrastrutture per lo scambio? Ancora una volta di parla del futuro del web – il web 3.0 – che vede ogni oggetto comunicare: dai link ai sensori.

Ora un piccolo spazio di autopromozione e di autoreferenzialità™ per dare un po’ di colore alla giornata. Al live blogging stanno partecipando: Lele, Daniele, Luca, Stefano, Davide, Andrea e Federico.

Anche Bt Italia, con l’intervento di Giuseppe Bonacina, si allinea agli altri operatori e parla di contenuti generati dagli utenti, comunità aperte e convergenza fisso-mobile. E le presentazioni in Arial 12 mi fanno venire malditesta e la luce fastidiosa non aiuta… Si conclude con un paio di domande sulla net neutrality e l’infrastruttura italiana delle telecomunicazioni.

14.– Pausa pranzo. Non è che preferite più post separati invece di uno lunghissimo? Per ora lascio così.

Si ricomincia. Il primo intervento è tenuto da Costantino Caroppo di Seat Pagine Gialle. In buona sostanza: le aziende devono smetterla di essere pachidermi e hanno il dovere di aggiornarsi per offrire servizi ai consumatori, i quali sono sempre più consapevoli. Attualmente, in Italia, ben un terzo degli acquirenti cercano informazioni in rete circa le società e i prodotti; poco importa se l’ecommerce è ancora limitato, la vera rivoluzione è il passaggio di informazioni e il cambiamento di scala dell’impatto comunicativo. La viralità dell’informazione – nel bene e nel male – permette una comunicazione immediata e solo chi si adegua può sfruttare questa grande risorsa.
E alla fine la domanda fatidica è arrivata: cosa ne pensate del blog di Beppe Grillo, che sta cercando do portare cambiamenti dal basso? Gelo in sala, sguardi minacciosi. Lele risponde puntualmente: Beppe Grillo non è un blogger, è solo un fenomeno nazionalpopolare. Secondo Costantino Caroppo, le aziende dovrebbero considerare il ruolo dei blogger per recensioni sui prodotti e per il posizionamento (su domanda di Davide).

Paolo Andreotti, responsabile marketing di Corriere.it, affronta il discorso sull’imminente declino dei giornali citando il celebre articolo di The Economist. I motivi della crisi sono principalmente tre: comparsa di nuovi media, cambiamento degli stili di vita, progressivo innalzamento dell’età media del lettorato. Si parla di “fonti autorevoli” (televisioni!) e di copertura redazionale entro un’ora e mezza dall’incidente della metropolitana di Roma. Si accenna anche alla forza dei contenuti generati dagli utenti (You Witness – chiamato erroneamente You Report). Altre parole magiche: credibilità, autorevolezza e attendibilità delle fonti. Mah.

Si continua con Enrico Noseda, country manager Italia di Skype. Skype è il brand che è cresciuto più in fretta e senza spendere in comunicazione; ha avuto una crescita sei volte superiore a quella di eBay. Il grande successo è dovuto al fatto che l’azienda ha sempre ascoltato con attenzione i propri utenti: non ha mai pensato, per esempio di differenziare le feature per famiglie piuttosto che per il mercato business. Intanto sul canale di Skype (leggasi scaip) i blogger danno voce alla loro follia.

La sala si sta svuotando e l’ambiente si sta distendendo. Interviene Giuseppe Accardi, amministratore delegato della webagency TestaWebedv. Ormai non ho più la forza di commentare il dualismo tra interattività e interazione. Mi chiedo ancora come sia possibile realizzare delle slide PIENE di testo con tanto di soggetto, predicati, complementi, punteggiatura. La mia domanda viene ancor più rafforzata nel momento in cui chi parla fa parte del “mondo della comunicazione e della pubblicità”.

Per il corso di comunicazione culturale è stata richiesta un’analisi della promozione artistica in rete e lo sviluppo di un protocollo di qualità richiesto per una comunicazione efficiente. Di seguito le mie osservazioni.

Penso che per definire un protocollo di qualità sia inizialmente necessario inquadrare l’artista, l’obiettivo di comunicazione e il rapporto con il pubblico. Non esiste una soluzione di sito web adatta a qualsiasi tipo di arte poiché si devono stabilire le risorse a disposizione e lo scopo finale.

Essere presenti sulla rete, oggi, non significa automaticamente avere maggiore visibilità e, talvolta, realizzare un sito inadatto agli obiettivi può essere perfino dannoso per l’artista.

Provo quindi a fare una principale suddivisione tra il sito-vetrina e il sito-conversazione. Nel primo caso, il sito risulta come il punto di riferimento che ruota attorno alla figura dell’artista e raccoglie tutte le informazioni sulla persona, le opere e le mostre. Si tratta però di una brochure elettronica, possibilmente aggiornata in modo frequente, ma che non contiene valore aggiuntivo. Il secondo caso è quello dell’artista che si mette in gioco partecipando alla conversazione. Il sito è una forma di espressione ma soprattutto il luogo di confronto; la partecipazione dei visitatori del sito viene spesso richiesta e favorita attraverso gli strumenti collaborativi online, ma l’artista resta sempre al centro.

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