di Samuele SilvaIl prossimo 2 dicembre persone da tutta Italia si ritroveranno a Torino per discutere di temi legati al mondo della rete e del software libero: si tratta del primo BarCamp in versione piemontese.

Il termine BarCamp indica un tipo di incontro che ha regole molto particolari. Innanzitutto si parla di non-conferenze, cioè eventi senza alcuna scaletta dei relatori e in cui non esiste un pubblico passivo. Tutti i presenti sono, infatti, invitati a partecipare attivamente alla discussione, in modo da evitare i monologhi frontali temuti in ogni parte del mondo. Chiunque può condividere i propri pensieri ed esperienze in modo da alimentare un circolo virtuoso di conoscenza. Perché è questo l’obiettivo del BarCamp: riunire persone e mettere in comune la conoscenza, sia essa una tecnologia oppure un’idea. E di fronte a un dono del sapere scatta inevitabilmente un meccanismo di reciprocità che permette alle idee di circolare.

Come si organizza un BarCamp? Pur essendo a tutti gli effetti informale, un BarCamp è un evento e, pertanto, necessita di una solida organizzazione. Tutto parte da un’idea, lanciata su un blog o un sitosi iscrivono, cioè dichiarano la loro approvazione e la volontà di parteciparvi. Attraverso le tecnologie di rete, e in particolare con l’aiuto di un wiki che permette la creazione di un testo in modo collaborativo, le poche persone fino ad ora coinvolte definiscono luogo, giorno e ora. Da questo momento, inizia il passaparola, su internet tramite siti o blog, oppure semplicemente fuori dalla rete con volantinaggio. Ogni persona che si iscrive, è una miniera di idee che si aggiunge, e la forza del BarCamp aumenta esponenzialmente.

Il giorno in cui si svolge l’evento prendono così vita le idee che i partecipanti hanno suggerito, e i dibattiti iniziano a prendere forma in modo inatteso. Brevi interventi, molte domande, discussioni che continuano anche al bar all’angolo nella pausa pranzo: non c’è una ricetta unica e ogni BarCamp si evolve a seconda degli ingredienti a disposizione. Alla fine della giornata, si raccolgono i pensieri, si cercano conclusioni, si rielaborano alternative.

Nonostante sia chiara l’importanza di eventi informali in grado di generare e far circolare idee, è importante cercare di cogliere i limiti di questa non-conferenza. A Torino sono già iscritte centocinquanta persone: fino a che punto potrà regger il prefisso non? Si riuscirà a creare un ambiente gravido di creatività e a mettere a proprio agio tutti i presenti? L’anima del BarCamp risiede nel processo di creazione e ri-creazione che avviene dalla prima organizzazione fino alla rielaborazione postuma dell’evento e forse, proprio per questo, l’evento in sé assume una dimensione differente.

Allora, ci vediamo a Torino?

Link: BarCamp Turin, BzaarCamp Milano