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La larghissima diffusione dei telefoni cellulari rende ancora più interessanti le novità tecnologiche che vengono sviluppate; gli effetti di un nuovo servizio o sistema possono, infatti, avere ripercussioni a livello globale. È anche questo il caso della near field communications. Questa denominazione, indicata con l’acronimo Nfc, riunisce tecnologie senza fili in grado di inviare diversi tipi di informazioni a breve distanza, come per esempio attraverso le radiofrequenze.

Una prima possibile applicazione è quella tipicamente detta dello smart wallet (o portafoglio digitale), cioè l’uso del cellulare per spese e acquisti. Anche le code per i biglietti di un concerto sono, forse, destinate a finire, semplicemente passando con il telefonino attraverso l’entrata. La tecnologia Nfc è già in presente su alcuni modelli di cellulari in commercio in Giappone; si parla di 14 milioni di utenti nipponici che attualmente utilizzando questa modalità di pagamento. Ma non è solo l’Asia ad aver intrapreso questo percorso. In Germania, la sperimentazione nella città di Hanau permette già dallo scorso anno di salire sui mezzi pubblici accettando la transizione via cellulare, invece che il classico biglietto di carta.

La fase attuale è, dunque, caratterizzata da molti test e studi in grado poi di dirigere il mercato dei cellulari e gli investimenti dell’industria. Anche la Gsm Association – che rappresenta 700 società di telecomunicazione in tutto il mondo – si è impegnata per lo sviluppo di applicazioni che sfruttino questa tecnologia, secondo lo standard definito. Tra le aziende che hanno dichiarato il loro favore si trovano anche Tim, Vodafone, 3 e le francesi Sfr e Orange.

Fonte: Bbc

di Samuele SilvaIl prossimo 2 dicembre persone da tutta Italia si ritroveranno a Torino per discutere di temi legati al mondo della rete e del software libero: si tratta del primo BarCamp in versione piemontese.

Il termine BarCamp indica un tipo di incontro che ha regole molto particolari. Innanzitutto si parla di non-conferenze, cioè eventi senza alcuna scaletta dei relatori e in cui non esiste un pubblico passivo. Tutti i presenti sono, infatti, invitati a partecipare attivamente alla discussione, in modo da evitare i monologhi frontali temuti in ogni parte del mondo. Chiunque può condividere i propri pensieri ed esperienze in modo da alimentare un circolo virtuoso di conoscenza. Perché è questo l’obiettivo del BarCamp: riunire persone e mettere in comune la conoscenza, sia essa una tecnologia oppure un’idea. E di fronte a un dono del sapere scatta inevitabilmente un meccanismo di reciprocità che permette alle idee di circolare.

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Quando il web si è diffuso nei primi anni novanta, l’interesse da parte di utenti e aziende è cresciuto rapidamente. Contemporaneamente sono nati gli imponenti portali dedicati sia agli affari che all’informazione, e i siti personali. Milioni di pagine web statiche che venivano aggiornate con poca frequenza, e si trovavano come elefanti di fronte a un mondo in continuo cambiamento, senza riuscire a seguire né tanto meno a gestire la massa delle informazioni.

A fronte degli imponenti investimenti finanziari che sono stati intrapresi nel biennio tra il 1998 e il 2000, una bolla speculativa è presto scoppiata eliminando moltissime aziende che nella rete avevano investito tutto. Ad alimentare la cosiddetta bolla della new economy, è stata la strategia utilizzata dalle aziende che ha visto gli stessi schemi dei mass media applicati all’internet: l’informazione veicolata attraverso i grandi portali come fossero semplici canali televisivi.

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